
Originariamente Scritto da
arturo
Certo che quello che è occroso a Marco Schiaffino francamente non è per nulla bello: vedersi recapitare pubblicità solo perchè dietro le quinte qualcuno ha fatto sul serio il furbo facendogli una bella radiografia di nascosto, non mi pare il massimo della legalità..
Secondo me quella occorsa a Marco e quella descritta da giberg sono due situazioni diverse.
L'invio di pubblicità "personalizzata" si è infatti basato su un dato esplicitamente pubblico (l'IP) e uno semi-pubblico immediatamente deducibile (il Paese di provenienza).
In questione è casomai l'uso che se ne fa: se ci si limita a tracciare statistiche REALMENTE anonime - ad esempio per quantificare le connessioni dall'estero e rendersi più appetibili ai fini della pubblicità online - siamo ancora nell'ambito di una strategia commerciale quasi accettabile.
Senza contare che quel banner serve a mantenere la gratuità del sito o a limitarne i costi: a infastidire e preoccupare, anche per le possibili e ulteriori applicazioni, è il carattere strettamente ad personam della pubblicità così selezionata.
Il caso di Facebook è diverso e assai più grave, poiché i gestori del sito sfruttano all'estremo il dettato giuridico col risultato di capovolgerne il senso: tra i dati forniti dall'utente (e quindi PERSONALI) viene fatto rientrare l'indirizzo mail di terzi (quindi un dato personale, ma ALTRUI).
Il tutto a partire da un indirizzo di posta elettronica, concepito per la circolazione e la condivisione, ma certo meno immediatamente pubblico rispetto a un IP.
Soluzioni? Per i banner "nazionali" basta un proxy anonimizzante; per gli amici imprudenti - gli stessi che infilavano la nostra mail nelle Catene di Sant'Antonio offrendoci in pasto agli spammer: Facebook rappresenta l'evoluzione della specie - quella indicata da zazu; per la privacy nel suo insieme, purtroppo, nessuna.
"Lazio, Bacco e Venere fanno l'uomo cenere. Ma Lazio, Bacco e Venere fanno l'uomo" (liberamente rielaborata da un verso dei Carmina Burana)
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